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Fratelli per "sempio"
 
Impressionante, è la prima parola che mi viene per riassumere, forse con eccessiva e velleitaria pregnanza, la mia seconda esperienza negli States.
Mentre scrivo, col senno di poi, mi accorgo di aver sbagliato circa molti degli aspetti preventivati prima del viaggio, tra questi l’idea che, rivedere luoghi già visitati e persone già conosciute, non mi avrebbe colpito con la stessa incidenza dell’anno scorso, mia fatidica prima volta, segnata da un evento definibile a buon diritto storico: il gemellaggio tra la nostra Torremaggiore e la città di Buffalo. Eppure solo questo secondo viaggio mi ha permesso di cogliere l’importanza di quattro anni di lavoro, un’importanza che si legge nella disponibilità delle famiglie, dei professori, degli intellettuali e dei politici che abbiamo incontrato; un’importanza impressionante se si considerano i futuri risvolti delle porte adesso aperte, senza fermarsi alla brevitas delle due settimane trascorse oltreoceano che sto per raccontare.
Prima tappa Boston, sulle tracce della nostra storia rappresentata dalle vicende di Sacco e Vanzetti e sapientemente illustrataci da un Cicerone d’eccezione, il prof. D’Attilio, grazie al quale abbiamo avuto accesso ad archivi, tra cui quello di Harvard, che hanno rivelato la grande importanza sociale dei nostri immigranti negli USA.
La storia passata però, cede il passo a quella scritta molto recentemente nella nostra sister-city Buffalo, città che sa di casa, casa nella quale siamo ospitati e accolti con un calore che ha “sciolto” il freddo e il nefasto meteo alle sponde dell’Erie, sulle quali abbiamo percepito concretamente, della firma del gemellaggio, i portentosi risultati: innanzitutto presso l’Hutch Tech, che per voce del Principal Greco, ci ha nominati Techtonian, studenti onorari e non solo pro forma, poi grazie all’accoglienza tutta nostrana della Federazione Italiana di Buffalo, l’affetto di padre Secondo e dell’Arcivescovo, l’inossidabile amicizia della vice-console alla quale devo molto non tanto per i consigli e gli incoraggiamenti, ma soprattutto per il suo esempio di grande italianità, qualità che non manca di certo ai prof. Lojacono e Gullo e ai molti italo-americani incontrati, di cui la mia memoria serberà, se non i nomi, i sorrisi e l’emozione provata nel riceverci alle varie manifestazioni e meeting in cui abbiamo partecipato.
A completare il quadro delle mie personali sensazioni impressionanti ci sono due aspetti: vedere lo stendardo di Torremaggiore affiancato a quelli rappresentanti le altre sister-city di Buffalo: Dortmund, Lille, Siena forse rendono l’idea dell’entità, non di certo provinciale, del nostro gemellaggio; l’altro aspetto lo riassumo in una frase di Nick, o meglio Nicolò, il ragazzo che mi ha ospitato: “Io e tu fratelli per sempio” che nonostante le sgrammaticate evidenti, si commenta da sola e per me vale più di una poesia di Dante, anche perché di alta poesia se ne parlerà a New York.
Dopo il commosso saluto con tassativo “arrivederci” infatti, ultima tappa del viaggio è la Big Apple nella quale incontriamo il sedicenne poeta Prof.Tusiani, metafora di cordialità e amore per la cultura, una cultura immensa e percepibile anche solo nell’arredamento della sua <<casetta>> di Manhattan, nei suoi gesti e nel modo di comunicare, che per alta proprietà di lessico definirei impressionante; a questo incontro segue la suggestiva visita presso il Greenwich Village, guidati dalla simpaticissima Maria Galetta, Executive Director della United Pugliesi Federation, e il giorno successivo, grazie all’opportunità datami dal prof. D’Andrea, ho potuto misurare le mie capacità di navigatore, prima di allora latenti, facendo visitare ai miei preziosi compagni di viaggio la Manhattan da cartolina.
Solo ritornando nuovamente negli States ho potuto comprendere come il nostro Liceo sperduto nel dimenticato Sud, abbia dato e stia dando una speranza, <<l’America>>, ad un’intera città rappresentando, a mio avviso, la più produttiva fabbrica di Torremaggiore, strano ma vero, una Fabbrica di Idee.
Impressionante? Personalmente mi ritengo molto colpito e, in cuor mio, so che questo dardo lanciato dal nostro Liceo abbia centrato chi, nel nostro stesso istituto, giudica con indifferenza e strafottenza tutto ciò fin qui costruito. La tenacia paga sempre. Parola di indovuto.
Alfonso Balsamo

21 Aprile-3 Maggio 2005
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